I nomi commerciali delle principali tipologie di marmi dell’Alta Versilia

Con il suo carico di storia, oggi arricchito da tecnologia e sostenibilità, il marmo è anche cultura, un mondo da custodire e valorizzare, un compito per tutti gli attori della filiera, per ogni progettista.

In questo appuntamento vi parliamo del marmo delle Alpi Apuane, ve ne sono diverse tipologie, ognuna unica per le sue caratteristiche.

Vi proponiamo un elenco dei principali nomi commerciali, utilizzati per le tipologie di marmi della zona Apuo-Versiliese.

Nel contesto del commercio dei marmi versiliesi è interessante descrivere la storia e le curiosità sui diversi nomi che, soprattutto nel passato (prima della necessità di obbligo normativo e di raccomandazioni tecniche), portavano a scelte commerciali senza attinenza a località di origine, dato petrografico identificativo.

Si originarono così denominazioni curiose che vi raccontiamo in questa breve rassegna.
Per ogni tipologia è presente anche il link alla scheda del marmo.

Ringraziamo Sergio Mancini per la realizzazione di questo vademecum.

MARMI ARABESCATI

Una varietà pregiata di marmo bianco cristallino con venature grigio scure, dette anche arabeschi. E’ molto simile al marmo venato e si pone come tipologia ulteriore rispetto ai pregiati Statuari e Calacatta.

Oltre ai ben noti a livello internazionale Arabescati del Corchia e delle Cervaiole, produzioni minori o rare nel passato si sono avute per materiali anche di formazioni geologiche diverse quali la Breccia Rio Serra (breccia marmorea-dolomitica) della Cava Mossa nel versante del Monte Altissimo. In Versilia correttamente si sono utilizzate denominazioni dalle cave di origine (Arabescato Tombaccio, Arabescato Faniello e Bozzo, Arabescato Collettino) soprattutto nell’area di Arni.

Arabescato Vagli / Bianco con venature grigie

Arabescato Corchia / Bianco con venature grigio/blu

MARMI BIANCHI

Varie denominazioni di molti tipi di marmi estratti in Versilia nella categoria del marmo Bianco si possono rintracciare sui libri classici di Pieri (1960) o sui cataloghi Ertag e ICE del 1980-1982 e quasi sempre la denominazione rispettava la collocazione geografica delle cave di origine (Bianco Poggio della Neve, Bianco Polla, Bianco Piastrone, Bianco Vestito, Bianco Tre Fiumi, Bianco Porracci, Bianco Buca).
In questa varietà merceologica si individua ancora oggi il marmo di Trambisera, Bianco San Nicola, che oggi commercialmente è stato individuato in marmi con tonalità più simili al Bardiglio o a marmi venati-nuvolati.
In generale nella Versilia non si ebbe l’utilizzo esteso delle varietà classificate in base ad indici di chiarezza un tempo ricavati da test luminosi tipo con luxmetri e comunque nelle classi C, C/D, D, D/E, edilizia e corrente usati normalmente a Carrara.
In alcune cave di Massa e della Versilia si utilizzò anche il termine Bronzino.

Bianco Carrara CD / Bianco

Bianco Carrara C/ Bianco

Bianco Carrara Extra / Bianco

Bianco Michelangelo / Bianco

MARMI BIANCHI VENATI

In Versilia queste terminologie si utilizzarono e sono ancora in uso per quei materiali non più uniformemente bianchi o con punteggiature o venature irregolari, ma con maggiore fondo grigio o venature vere e proprie.
Denominazioni sempre indicative delle cave di origine si sono avute per il Venato del Togno (cave di Campanice) o nel caso del Piastraccia di Arni, con tendenza a tipi intermedi con marmi arabescati tramite venature sottilmente intrecciate. Casi particolari di marmi venati in passato si ebbero per materiali derivati da forte deformazione quali lo Striato Giardino, a vene grigie parallele o il Venato Crocicchio nella zona di Arni.

BRECCE DI SERAVEZZA

Nel territorio della Versilia, terra di elezione delle brecce varicolori estratte fin dal XVI secolo, si ebbe una grande quantità di denominazioni ancora valide sia per cave di origine sia per le colorazioni quali Breccia Arlecchina, Breccia Gialla- Viola, Breccia Montalto, Breccia Medicea, Breccia Violetta o Smirne, Skyros d’Italia. Spesso si utilizzavano anche denominazioni senza indicazioni di origine quali Breccia Fantasia, Fior del Poggio, Alga Marina e una delle principali di queste ancora in uso è il Fior di Pesco.
Le distinzioni storiche per le brecce di Seravezza furono un tempo effettuate tra i materiali omonimi e i cosiddetti “mischi” (Mischio di Petarocchia) che contenevano nella massa marmorea anche livelli di dolomie policrome che arricchivano la colorazione e il disegno. Altre denominazioni appartenenti ormai ai marmi storici sono quelle dei “persichini”.

Breccia Antica / Porpora con venature bianche, viola e verdi

 

Calacatta Viola / Breccia viola Bianco con venature color porpora/viola

MARMI GRIGI (BARDIGLI)

Nella Versilia storica l’utilizzo di termini particolari per la denominazione dei marmi bardigli fu collegato al periodo di forte interesse commerciale francese dall’inizio del XIX sec., con i termini Bleu Turquin (Bardiglio Costa, Bardiglio Cappella) e Bleu Fleuri (Bardiglio Fiorito e Bardiglio Tigrato) per i marmi estratti dalle cave del Monte Costa, La Cappella e di Monte Alto presso Retignano. Sempre nel caso dei marmi bardigli più chiari tendenti all’azzurrino (bardiglietti) si utilizzò anche il termine Grigio Cielo. Nei tempi più recenti si sono affermate varietà venate-brecciate di tipo marmoreo-dolomitico come il Grigio Versylis delle cave Cervaiole.

Bardiglio Imperiale / Grigio

 

Bardiglio Nuvolato / Grigio con venature più chiare

CALACATTA

Introdotta negli ultimi anni, la denominazione Calacatta ha trovato nel passato a livello commerciale anche tipi di materiali appartenenti a formazioni geologiche più antiche come le Brecce di Seravezza, dato il carattere prevalente di marmi brecciati-arabescati di varia colorazione della matrice. Esempi si hanno per il Calacatta Grotte Bianche delle Cave di Volegno e per il Calacatta Tova nelle cave del Bozzo presso Arni. Anche per questi materiali si è avuta corretta prevalenza di attribuzione alle cave di origine. Altri esempi di marmi con aspetto tipico sono il Calacatta Castellina di Arni attualmente estratto nel bacino del Canale delle Gobbie. Nuove denominazioni commerciali sono comparse anche per i marmi brecciati delle Cervaiole.

Calacatta Vagli / Bianco con venature grigie, marroni, rosate e dorate

 

Calacatta Vagli Oro Extra / Bianco con venature dorate

 

Calacatta Borghini / Bianco con venature dorate e grigie

 

Calacatta Luccicoso / Bianco con venature sottili

 

Calacatta Cremo / Bianco, Crema, Grigio

 

Calacatta Monet / Bianco con venature grigie, marroni, rosate e dorate

 

STATUARIO

Insieme al Calacatta, lo Statuario è tra le tipologie di marmo più preziose e uniche al mondo. Hanno tuttavia delle differenze.

Dalla grande carica estetica, lo Statuario è un monocromatico, ha uno sfondo bianco brillante, vicino alla tonalità del bianco ghiaccio. E’ arricchito da venature grigie, poche quelle consistenti.

Il Calacatta ha invece uno sfondo più cremoso, ha una gamma di tonalità più ampia e venature più grandi e più fitte rispetto allo Statuario.

Statuario Michelangelo / Bianco

 

Statuario / Bianco con venature grigie

 

Statuarietto / Bianco con venature grigie

 

ROSSO RUBINO

Nel caso delle poche cave dei calcescisti rossi del Verrucano dell’area di Ponte Stazzemese vi sono state diverse e varie denominazioni tutte senza collegamento con l’area di origine come Rosso Rubino Imperiale, Breccia Acqua Santa, Rosso Apache, Rosa Brecciata.

 

PIETRA DEL CARDOSO E ARDESIA APUANA

L’industria estrattiva della Pietra del Cardoso, specie nei primi anni dal dopoguerra, ha consentito denominazioni anche molto curiose nei cataloghi (mesozoidite grigio azzurra) per poi restare a livello di sottodivisioni di varietà nella Pietra (macchia, scuro, dark) oppure in una divisione tra i maggiori luoghi di estrazione più recenti (Pietra di Stazzema). L’industria estrattiva dell’Ardesia Apuana, livelli di ardesie scure di buona qualità dalle cave della Casalina presso Cardoso o a Pomezzana, nel tempo è stata del tutto abbandonata.

 

Cardoso  / Grigio con venature di quarzo bianco

CALCESCISTI E CIPOLLINO

Specie nel passato durante la fase di scoperta commerciale degli anni ‘70 e ’80 del secolo scorso, alcune delle denominazioni di questi litotipi indicarono solo una generica appartenenza a genere similari (Cremo Tirreno, calcescisto delle cave di Isola Santa) oppure seguirono anche denominazioni del tutto slegate da un’origine (Cipollino Luana, delle cava di Boana a Vagli di Sotto, oggi Cipollino Ondulato) di deformazione della località di provenienza. Alcune denominazioni anche comprensive dei litotipi si ebbero cercando di raccordare i litotipi dei Cipollini con altre varietà similari presenti a Carrara (Zebrino, altrimenti definito Cipollino ‘900 o Cipollino Vara) o a Arni (Cipollino Fantastico).
Altre denominazioni del passato furono Cipollino Verde Italiano o del Cardoso, Cipollino Rosso Sumbra, Cipollino Verde Arni oltre ad alcune denominazioni attribuite alle pietre storiche per lastre e rivestimenti quali la Pietra Bianca di Volegno.

Cipollino Ondulato / Verde, porpora, giallo, bianco